lunedì 25 febbraio 2008

Grazie

Nella giornata dedicata alla lentezza ho festeggiato il mio 43° compleanno. Puntuali, di primo mattino, sono giunti gli auguri di Mauro, Francesca, Riccardo, seguiti da altri, inaspettati.

Al ritorno da scuola trovo sull’uscio di casa un mazzo di fiori, dei miei colori preferiti. Intuisco e provo un groppo alla gola pensando alla persona che me l’ha mandato; una persona magnanima, sincera, con un sorriso e una parola, consolatoria o spiritosa, per tutti.

Squilla il cellulare, è Francesca. Anche lei mi dona una sana e piacevole chiacchierata, dedicandomi parte del suo tempo prezioso. E’ una donna speciale, ma lei non lo sa.

Grazie a tutti.

Lo splendore dell'amicizia
non è la mano tesa
né il sorriso gentile
né la gioia della compagnia:
è l'ispirazione spirituale
quando scopriamo
che qualcuno crede in noi
ed è disposto a fidarsi di noi.
R.W.Emerson

sabato 23 febbraio 2008

Un tenero gattino



Fate scorrere il mouse sopra il gatto... carino?

lunedì 18 febbraio 2008

domenica 10 febbraio 2008

10 febbraio: giornata del ricordo

Dopo anni di silenzio, il 30 marzo 2004 il Parlamento italiano ha istituito per legge la “Giornata del Ricordo”, per commemorare l'uccisione di migliaia di civili, prevalentemente di nazionalità italiana, che ha avuto luogo nel settembre 1943 e nel maggio 1945, conosciuta sotto il nome di foibe e attribuita ai partigiani jugoslavi, assieme all'esodo della popolazione italiana dalla regione giuliano-dalmata durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La Storia non può smarrire la memoria, non può scegliere il silenzio.

"La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare". Italo Calvino

sabato 9 febbraio 2008

Amen, musica per le parole di Galimberti

“Charlie fa surf” è il primo singolo estratto dal quarto disco dei Baustelle, “Amen” uscito pochi giorni fa. Mi sembra la cornice appropriata all’intervento di Galimberti.

Francesco Bianconi, voce del gruppo e autore dei testi, spiega: "Nelle canzoni di questo disco, c’è la constatazione di una realtà storica orrenda, e di un vivere che è negativo a livello ontologico, ma nonostante ciò c’è anche una tensione verso l’alto, la ricerca di un altro Mondo Possibile, un guardare il cielo e le stelle. E alla fine dei conti ne sono felice, qualsiasi cosa voglia dire”.

"Amen" si compone di quindici nuove tracce, in cui c'è un po' di tutto: da Alfredino Rampi al tenente Colombo, dai western di Sergio Leone a Baudelaire. Con i loro testi i Baustelle pongono una serie di interrogativi, aprono spazi di riflessione, senza l'urgenza di dare delle risposte certe.

"Questo", spiega Bianconi", "è un disco con elementi di cattiveria costruiti su più livelli. Nessuno viene risparmiato. Non ci sono differenze di casta o di classe sociale. Tutti siamo contaminati dagli effetti che la società ha su di noi. Come ad esempio 'Antropophagus', un brano strutturato su un delirio iperrealista in cui i vari immigrati davanti alla Stazione Centrale di Milano finiscono con il mangiarsi a vicenda. La verità è che ormai i valori si sono azzerati e non crediamo più a nulla se non alla sopravvivenza legata al potere economico". La cattiveria e l'appiattimento della società colpisce tutti, nessuno escluso, anche gli adolescenti ironizzati in "Charlie fa surf", ispirato a un'opera dell'artista Maurizio Cattelan, che raffigura un bambino con le mani inchiodate al banco di scuola. "Questo brano ha una doppia lettura. Da un lato esprime l'idea stessa dell'essere rock'n'roll, il non volere crescere, il rifiutare la società. Dall'altro punta il dito contro la società occidentale che crea eserciti di finti ribelli."

Foto Installazione:

http://4.bp.blogspot.com/_XjjmJR7Gy4Y/R4pfe8FkAzI/AAAAAAAAAow/zmLMz69jbIo/s1600-h/cattellan.jpg

http://mauriziocattelan.altervista.org/
Video Baustelle:

http://www.youtube.com/watch?v=g0JlEbgJf8o

Charlie fa surf

Vorrei morire a questa età

vorrei star fermo mentre il mondo va

ho quindici anni

Programmo la mia drum-machine

e suono la chitarra elettrica

vi spacco il culo

è questione d’equilibrio

non è mica facile

Charlie fa surf, quanta roba si fa

MDMA

ma le mani chiodate se

Charlie fa skate, non abbiate pietà

crocifiggetelo, sfiguratelo in volto

con la mazza da golf

alleluja alleluia

Mi piace il metal, l’r'n’b

ho scaricato tonnellate di

filmati porno

e vado in chiesa e faccio sport

prendo pastiglie che contengono

paroxetina

Io non voglio crescere

andate a farvi sfottere

Charlie fa surf, quanta roba si fa

MDMA

ma le mani chiodate da

un mondo di grandi e di preti fa skate

non abbiate pietà

una mazza da baseball

quanto bene gli fa

alleluja alleluja

L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani.



Ho seguito con interesse, alla radio, un intervento di Galimberti sul mondo giovanile. E’ una sintesi del suo libro “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani.”

I giovani soffrono non solo per difficoltà economiche ma soprattutto perché il futuro è diventato indecifrabile. Dice Galimberti: “Io da piccolo sapevo cosa dovevo fare, bastava che guardassi mio padre. La storia si ripeteva quasi ciclicamente, lenta”. Il futuro è indecifrabile un po’ per effetto della globalizzazione, un po’ perchè il denaro è diventato il valore simbolico di tutti i valori. Se il futuro è diventato indecifrabile non retroagisce come motivazione per l’impegno e per il lavoro. Manca la spinta motivazionale perchè non c’è un progetto, uno scopo realizzabile. Chiunque si muove se ha in vista uno scopo.

Galimberti punta il dito sul nichilismo che è il collasso di tutti i valori. Il nichilismo non è un inconveniente, la storia va avanti nascono nuovi valori. Il problema è che oggi non nascono più valori; l’unico valore è il denaro e il suo accaparramento.

Il primo collasso avviene in famiglia. I giovani hanno perso autorità dei padri, perché se non sono mossi da una prospettiva futura i padri devono diventare con loro contrattuali (es. promozione e motorino) e quando subentra la contrattualità l’autorità è finita.

L’analisi non risparmia la scuola, con insegnanti mal pagati e demotivati che guardano più i programmi ministeriali di quanto non guardino in faccia i loro studenti, li chiamino per nome e seguano i loro profili biografici. Certo, per mille euro non si può fare tutto questo, ma insegnare è questo.

Alternative non ce ne sono. Bisogna riacquistare eticità, resuscitare uno spirito etico. Bisogna che i politici diano esempio di eticità, di correttezza, di ricerca del bene comune. I giovani non si sentono coinvolti dai discorsi dei politici, perchè percepiscono che essi mirano soltanto ad accapparrarsi il “posto di lavoro” e di potere. Per fare trasformazione etica non basta una generazione, ci vuole un sollevamento morale notevolissimo.

Le droghe aiutano i giovani nella fuga dalla responsabilità? Le droghe “anestetiche” rispondono al bisogno: “Se io non centro nulla in questa società è meglio che mi anestetizzi.” Non è un caso che la nostra società lasci i giovani in stand by per anni (liceo, università, master, ecc.), per iniziare una professione non prima dei 30. Se la società fa a meno dei giovani, che sono il massimo della forza biologica, sessuale, ideativa, allora qual è il futuro della nostra società?

Analfabetismo emotivo. I giovani non riescono a fare il passaggio dall’impulso al sentimento, manca loro una sorta di educazione sentimentale che viene realizzata solo attraverso il procrastinarsi di una meta. Ad esempio, nei nostri ricordi, fare il filo ad una ragazza implicava attesa, lettere, telefonate, e produceva immaginazione, fantasia, ricerca di frasi, che era educazione sentimentale. Oggi si bruciano le tappe. Manca quindi il passaggio dall’impulso al sentimento e quando non c’è il sentimento, ma solo l’impulso, questo mi porta al gesto (gesto sessuale, bullismo, gesto violento…). Manca l’educazione del cuore.

Galimberti propone una teoria, l’etica del viandante, e consiglia ai giovani di incuriosirsi di sé. Se percepisco qual è la mia capacità, la mia virtù e poi la faccio fiorire, automaticamente mi trovo in una condizione di felicità, che è autorealizzazione. Il problema è che oggi i giovani né si incuriosiscono di sé, perché si svalutano, né si innamorano di sé, perchè non hanno amor proprio, e vivono solamente nella segnaletica dei gesti, dell’eccesso, dei più eclatanti, di quelli che più appaiono. Oltre questo, niente, ed è poco.

Musica giovanile. La musica è importante, ma è anche molto regressiva perché funziona sul modello 1-2, battere levare, tum-tum. Le discoteche sono costituite da questa musica, che è musica del ritmo del respiro, del cuore, del polso ma è quasi fisiologica, elementare, non è ideazione armonica né configurazione complessa. Essa suggerisce che stiamo regredendo ad un ritmo fisiologico, del respiro, del cuore. Anche questo è significativo perchè nelle discoteche non si può parlare.

L’arte del vivere passa attraverso la conoscenza di sé ed è un lavoro; per innescarlo è necessario avere una certa curiosità di se stesso. Da piccoli le prime scoperte incuriosivano i genitori. Se i genitori non si incuriosiscono, sono distratti, non apprezzano queste scoperte, non si crea un nucleo di identità postiva, un nucleo caldo dentro di sé per cui ci si apprezza per tutta la vita. Molti bambini e adolescenti vengono lasciati ore davanti alla tv, o affidati ad un esercito di baby sitter e i genitori si limitano a chiedere loro il voto preso a scuola: è il collasso della comunicazione, che fa sì che non si crei quel nucleo caldo per cui un individuo non si guarda addosso per non trovare quel nulla di cui è stato nutrito.

giovedì 7 febbraio 2008

Utopia

Lei è all'orizzonte. [...]

Cammino per dieci passi

e l'orizzonte si sposta

dieci passi più in là.

Per quanto io cammini,

non la raggiungerò mai.

A cosa serve l'utopia?

Serve proprio a questo:

a camminare.

Eduardo Galeano



martedì 5 febbraio 2008

Agli amici sportivi

Dedicato ai miei amici sportivi, che di tanto in tanto visitano il blog. Leggete cosa scrive Beppe Severgnini, nel “Manuale dell’imperfetto sportivo”, pubblicato nel 2003.

“Siete nati negli anni Cinquanta e Sessanta. Attraversate perciò la fase di Infantilismo Sportivo Acuto (ISA), che caratterizza i maschi italiani in questa fascia d’età.[…]

Tra i quarantenni italiani, la vanità sportiva ha sostituito la boria sessuale. Le mogli – donne sagge con figli, testa e zaini sulle spalle – ormai non si preoccupano più delle scappatelle. Le nostre compagne hanno preoccupazioni postmoderne: una mountain-bike è più temuta di una ventenne. Il cuore del marito, oggi, rischia soprattutto in salita.[…]

Ciò che spinge il Quarantenne Sportivo (QS) è misterioso […]

Ai famigliari e agli amici dei QS suggerisco di prestare attenzione ai primi segnali. Dopo, è difficile intervenire. Si comincia, di solito, con la Scoperta, che avviene su una bilancia o davanti allo specchio (mai avvicinare i due strumenti: scoprirsi panciuti e soprappeso è letale). Il QS annuncia, in quel momento, che riprenderà a ‘fare sport’. Notate la genericità del proposito. ‘Fare sport’, senza indicare quale. Un giorno – siamo alla fase due – ricompaiono le scarpe da ginnastica (vecchio modello Adidas del 1985, squamate come la faccia di certe signore in TV). Il QS, sotto lo sguardo costernato della moglie, parte al galoppo, ma è già al trotto alla prima curva. Come torna, lo sapete.

La fase tre riguarda la scelta dello sport […]”.

Bicicletta: “La bicicletta, infine, permette bluff strepitosi – chi va a controllare il contachilometri? – ma può ridurre un product manager a vestirsi come Arlecchino e camminare come Charlot. Quando lo vedete passare, salutatelo, ma non chiedetegli di rispondere. C’è chi ha alzato un braccio, ed è rimasto in quella posizione per un mese.”

Visto che siamo spesso infortunati, leggete qua:

“‘Negli Stati Uniti è già considerata un’emergenza sociale’, si legge nel sommario. In Italia è soprattutto un’emergenza familiare. Perché quando il papà quarantenne si fa male, sono figli e mogli a doverlo curare e sopportare. I maschi della generazione tra il 1953 e il 1963 – i Carosello Boys, i figli delle Prime Autostrade e degli Ultimi Giocattoli di Latta – sono infatti piuttosto sportivi ma decisamente vulnerabili.

I raduni estivi dei quarantenni (spiagge, giardini, porti, aeroporti, alberghi, campeggi) sono diventati congressi ufficiosi di traumatologia.[…]"

Buon martedì grasso e... buon allenamento.

Boicottaggio

Sembra faccia tendenza il boicottaggio: dalle lezioni, all’intervento del Papa, alla partecipazione d’Israele alla Fiera del libro di Torino. Il tutto suona sempre di politica, della quale, peraltro, non mi sono mai occupata, né intendo farlo; la seguo a distanza, poiché ritengo che poco possiamo, pur illudendoci, noi cittadini, i giochi si fanno altrove. In parte la mia sfiducia è un modo per mascherare una mancanza di impegno e incapacità, perché, come molti, curo il privato orticello e guardo il pubblico da lontano; in parte è motivata dall’andamento della gestione del nostro Paese.

In questi giorni, la crisi di governo, il commissariamento dell’Italia, dalla sanità all’immondizia, i traghettamenti politici, la legge elettorale, ecc. mi suggeriscono alcune riflessioni.

Marini ha rimesso il mandato nelle mani del Capo dello Stato, si avvicinano le elezioni. Si apriranno le danze politiche, i discorsi programmatici, la ricerca di alleanze; chissà quanti altri partiti nasceranno, affinché possiamo esercitare il nostro diritto al voto. In questa frenetica ricerca del consenso, qualcuno penserà ad occuparsi della res pubblica (nell’accezione latina, cosa del popolo), del quotidiano, dell’economia, delle fasce più deboli, della scuola (andremo verso un’altra riforma?), della salute, ecc.? Io spero che i nostri politici si ricordino che oltre ai numeri c’è la polis, c’è il cittadino, ci sono i giovani e c’è il bisogno di tornare a confrontarsi su temi concreti, secondo principi di responsabilità e libertà. Su questo, vietato boicottare.

lunedì 4 febbraio 2008

LA SCUOLA TRENTINA TRA LE MIGLIORI IN ITALIA

Il Presidente Lorenzo Dellai e il direttore dell'IPRASE, Arduino Salatin, hanno presentato, oggi, i risultati dell'indagine OCSE-PISA 2006, elaborati con un approfondimento a livello provinciale dall'Istituto nazionale di valutazione delle scuole (INVALSI).

La scuola trentina resta tra le migliori d’Italia e d’Europa; il nostro sistema provinciale inoltre appare come una scuola tendenzialmente inclusiva, con minori differenze interne tra i diversi livelli socio-economici dei ragazzi, rispetto ad altre regioni italiane ed europee.

Per la prima volta è stata inserita nell'indagine anche la Formazione professionale trentina. Nel complesso, gli studenti quindicenni trentini si collocano sempre nelle posizioni di vertice, in tutti i 3 campi dell’indagine (Lettura, matematica e scienze), sia nel confronto nazionale che nelle comparazioni internazionali con gli altri Paesi OCSE (guidati dalla Finlandia e dalla Corea). Se non si considerasse il peso della FP, i punteggi ottenuti permetterebbero di guadagnare, sistematicamente, in tutte le aree di competenza altre posizioni. "Ma noi siamo orgogliosi del nostro sistema di Formazione professionale", ha ribadito il Presidente Dellai, "del ruolo storico e di quello attuale di innovazione e di elevazione sociale e culturale di tanti giovani trentini su tutto il territorio provinciale".

In particolare è stato ricordato, infatti, che una delle sfide del futuro è quella di coniugare equità ed eccellenza. Un indicatore per capire come i diversi paesi stanno tentando di rispondere a questo obiettivo è la percentuale di studenti collocati all’interno di ciascun fascia di livello di competenza. Dai dati si può capire in che misura, un sistema scolastico offre le opportunità formative più avanzate che favoriscono per il massimo numero di studenti un accesso ai saperi e alle competenze. I dati di PISA 2006 dicono che il Trentino con una quota del 16% ha già superato il livello di riferimento europeo fissato dall'Agenda di Lisbona, per quanto ad esempio le competenze di lettura.

"Questi risultati" - ha dichiarato il direttore Salatin - "possono essere interpretati anche a sostegno delle scelte che la P.A.T. ha fatto in merito al recupero dei debiti scolastici. Il «no» agli esami di riparazioni, unito all’organizzazione di un percorso di recupero più lungo e distribuito in due anni, sono scelte che rendono evidente come la scuola trentina abbia deciso di farsi carico di quel 34% di ragazzi che hanno debiti, obbligando, da un lato, gli studenti alla frequenza dei corsi di recupero e allo svolgimento delle verifiche (sia all’inizio che durante tutto l’anno scolastico), e dall’altro, chiedendo agli insegnanti un maggiore impegno nell’organizzazione dei corsi. Tale provvedimento è nell’ottica di dare una chance in più a chi temporaneamente sperimenta un percorso di apprendimento caratterizzato da difficoltà."