mercoledì 31 dicembre 2008
La voce del Capodanno
Ma a mezzanotte c'è baccano... Ci sono, è vero, anche coloro che non fanno baldoria; e pure questi sono svegli, quando gennaio arriva, se non altro per curiosità.
Magari si sono già ficcati a letto e di qui tendono le orecchie; ma udire non potranno perché intorno gli altri fanno festa.
Solo nella grande pace delle campagne, dei monti, dei mari e dei deserti, la voce si può udire, e non altrove.
Ma anche laggiù, però, è difficile che un uomo sia completamente solo; a mezzanotte del 31 dicembre anche il vagabondo cerca d'incontrare un proprio simile, al momento giusto,
«Buon Anno», si dicono a vicenda, e la famosa voce va perduta.
Dino Buzzati
giovedì 25 dicembre 2008
Buon Natale
Non è una reggia quella dove nasce chi salverà il mondo,
ma una stalla e venendo tra noi accende il fuoco dell'amore.
Questo fuoco non si spegnerà più.
Possa ardere nei nostri cuori come fiamma che diventi accoglienza
e sostegno per tanti nel bisogno e nella sofferenza.
(Giovanni Paolo II)
domenica 23 novembre 2008
Morire a scuola
A tutti i ragazzi, le parole di Gabriella Mistral, premio Nobel per la poesia
Il suo nome è “Oggi”!
Noi siamo colpevoli di molti errori
e molte sono le nostre colpe,
ma il peggiore dei nostri crimini
è abbandonare i bambini,
disprezzando così la sorgente della vita!
Molte delle cose di cui abbiamo bisogno
Possono aspettare.
Il bambino non può aspettare!
Questo è il momento
in cui le sue ossa si stanno formando!
Ugualmente il suo sangue!
Questo è il momento
In cui i suoi sentimenti si stanno sviluppando.
A lui non possiamo rispondere: “domani”!
Il suo nome è “Oggi”!
Gabriella Mistral
Premio Nobel per la poesia - Cilena
martedì 11 novembre 2008
San Martino
La tradizione vuole che durante questi giorni si aprano le botti per l'assaggio del vino novello accompagnato dalle castagne.
L’11 novembre segnava la fine dei lavori agricoli e, in qualche caso, il trasferimento dei contadini da un fondo all’altro.
"San Martino", di Giosuè Carducci, celebra questa tradizione. In classe l'abbiamo esplorata con i cinque sensi: il significato delle parole, la musicalità, i colori, gli odori, i sapori, le sensazioni...
San Martino
La nebbia a gl' irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l' anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com' esuli pensieri,
nel vespero migrar.
G. Carducci
lunedì 20 ottobre 2008
Cos'è per te un libro?
Emily Dickinson
Sto attuando un progetto lettura, finalizzato ad accrescere nei bambini il gusto di leggere. Un libro stimola la fantasia, oltrepassa i confini dell'immaginario, percorre luoghi vicini e lontani, interiori, reali e irreali...
Ho invitato i bambini a rispondere velocemente alla domanda: "Cos'è per te un libro?" Sui post-it hanno scritto:
Per me un libro è...
un’avventura… è la cosa più bella del mondo
sono tante frasi, parole, aggettivi, catapultati in una storia.
E’ una storia immensa, con cavalieri, draghi sputafuoco, oppure una storia di fate, di gnomi, di streghe, di pipistrelli e tante altre cose
un nuovo mondo, dove tutti vivono felici
un’avventura multicolore
un’immagine colorata qua e là, un tocco di fantasia e anche un po’ di poesia. Un libro è tutto quello che ti sta intorno. E’ un viaggio nella fantasia con te.
un divertimento
un mondo di fantasia nel quale vengo portato quando leggo
un’avventura che vola su un uccello nell’universo della fantasia
un compagno sincero, coraggioso, a volte anche triste
giocare nella fantasia e scoprire mondi nuovi
una piscina di lettere dorate
una cosa che ti aiuta a scrivere
un’avventura, una storia, filastrocche e fantasie da scoprire
un viaggio nella fantasia, dove io sono il protagonista della storia
un mondo sconosciuto da esplorare con la fantasia
martedì 23 settembre 2008
Primi giorni di scuola
A me piace così com'è
Io voglio maestri più severi
Io la voglio piena di sorrisi
Io voglio una scuola di amicizia, felicità ed allegria
Io la voglio riempire di fantasia
Io la voglio tanto colorata
Io voglio un orto più grande di quello che abbiamo
Io voglio una scuola che voli sulle ali della fantasia e che mandi amicizia al mondo intero
Io voglio più musica
Io la voglio a forma di cuore e piena di gioia
Io voglio riempirla di idee
domenica 14 settembre 2008
sabato 13 settembre 2008
Impressionisti al Mart
Info:
www@mart.trento.it
http://www.mart.trento.it/
venerdì 12 settembre 2008
Educa: manifestazione nazionale sull'educazione
http://www.vivoscuola.it/Agenda/Convegni/Documenti-/EDUCA-programma-finale.pdf
giovedì 14 agosto 2008
Auguri nonna
Con infinito affetto, tanti auguri di BUON COMPLEANNO e una poesia
La nonna
La nonna aveva nella sua stanza appeso
il ritratto di quando era bambina:
sorriso al labbro, azzurri occhi profondi e ricci biondi.
Guardavan quel ritratto i ragazzetti
e l'un diceva all'altro: «Oh, quella bella
fanciulla chi sia mai? Fanciulla, vuoi giocare con noi?»
La vecchia con gli occhiali e con la cuffia
levò lo sguardo dalla sua poltrona:
«Chi sia mai? non giocate, o bimbi miei, sempre con lei?»
V. Loveling
giovedì 24 luglio 2008
Sistemi scolastici e dimensione della diversità
mercoledì 25 giugno 2008
Leggi e disabilità
"IL DECRETO 30 aprile 2008 inerente le Regole tecniche disciplinanti l'accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili."
Consiglia anche un interessante opuscolo sulla questione della leggibilità per alunni o persone con difficoltà visive. Copia del libro verrà inviata gratuitamente a casa, dopo richiesta telefonica o via mail; la si può anche prelevare dal sito, ma una richiesta ufficiale permette allo staff di dimostrare, a chi di dovere, la validità dell'operato svolto.
Indirizzo:
PROGETTO LETTURA AGEVOLATA
Comune di Venezia
Direzione Gabinetto del Sindaco e Relazioni Esterne e Comunicazione
(Ca' Farsetti) - S. Marco, 4136
30124 Venezia
tel: 041/ 274 8050 - 274 8149 (x informazioni)
fax: 041/ 274 8549
e-mail: lettura.agevolata@comune.venezia.it
sito web: www.letturagevolata.it
lunedì 16 giugno 2008
Se questo è un uomo - Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Progetto e cammino che promosso dalla Regione Trentino Alto Adige, la Provincia Autonoma ed i Comuni di Trento e Rovereto, e da numerosi partner tra cui il Forum Trentino per la Pace ed i Diritti Umani, il Centro Servizi Volontariato, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Religion Today, la Fondazione Opera Campana dei caduti, la Fondazione Fontana, Movimento Nonviolento, ATAS Cultura, Amnesty International ed Emergency. La centralità dell’essere umano e dei suoi diritti rappresenta non solo il fondamento delle Carte Istituzionali e quindi il “mezzo” ma anche il “fine” di queste Istituzioni. Il progetto vede come media sponsor il giornale l’Adige, Radio Dolomiti, TCA e Trentino TV. Il progetto cerca idealmente di "unire i sogni dei due millenni": la Dichiarazione Universale da un lato e gli 8 Obiettivi del Millennio per sradicare la povertà dall’altro cercando di “fare rete” tra eventi nuovi ed esistenti in Trentino. La scelta del concerto di Bob Dylan per lanciare il progetto “Se questo è un uomo” risponde al fatto che la fama del "menestrello del rock" più conosciuto al mondo va oltre l'ambito musicale avendo acquistato i contorni della "legganda vivente" come testimonia il recente film "Io non sono qui" di Tod Haynes" e il "Never Ending Tour" che Dylan prosegue imperterrito da oltre 20 anni facendo registrare sold-out a ripetizione in ogni angolo del pianeta. A coronare l'evento è arrivata di recente l'assegnazione a Bob Dylan, per la prima volta in assoluto ad un cantautore rock, del Premio Pulitzer, il più prestigioso premio giornalistico al mondo con una citazione speciale per il suo "impatto profondo sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico". Ad accogliere il pubblico che parteciperà al concerto di Dylan ci sarà “La Strada dei Diritti”, uno speciale allestimento che rappresenta l’avvio del progetto “Se questo è un uomo” che conferma come una piccola città quale è Trento ed una piccola provincia come il Trentino si siano conquiste un ruolo ed una collocazione che va oltre i propri confini geografici grazie a quel suo essere terra di laboratorio culturale e umano. |
giovedì 29 maggio 2008
Apprendimento collaborativo
Seguendo le indicazioni di Carmelo ho proposto ai miei alunni la produzione di testi descrittivi utilizzando una struttura di apprendimento collaborativo chiamata “Giro di tavolo” o “Round Robin”.
Consegna: descrizione di quattro oggetti presenti in aula.
I bambini hanno scelto di descrivere la lavagna, un pallone, un aquilone e un orologio a muro.
Sulla lavagna ho scritto la scaletta comune da seguire per facilitare la scrittura dei testi.
Ho formato 4 gruppi eterogenei composti di 4 bambini ciascuno.
Ogni gruppo ha ricevuto quattro fogli; su ogni foglio era scritto il nome di un solo oggetto tra quelli sopra menzionati, e su questo è stato descritto solo quell’oggetto. Ogni gruppo ha quindi descritto tutti e quattro gli oggetti.
Al via, ciascun bambino in ogni gruppo ha iniziato a descrivere un oggetto. Dopo un certo tempo, dato da me, il foglio di ogni bambino è passato al compagno accanto. Ciascuno ha letto ciò che avevano scritto i compagni prima di lui e ha continuato la descrizione dell’oggetto.
I fogli hanno fatto il giro del tavolo, passando da tutti e quattro i componenti del gruppo.
Il prodotto finale di ogni gruppo è stato pertanto quattro diverse descrizioni a cui tutti hanno collaborato.
Osservazioni dei bambini al termine del lavoro:
Questa attività mi è piaciuta abbastanza. Alla fine ero un po’ stanco, ma non ho trovato difficoltà a farla. Più volte, però, ho dovuto chiedere ad una compagna cosa aveva scritto. Da solo non avrei fatto meglio, mi sarei sicuramente stancato troppo. Mi piacerebbe ripetere l’attività ma vorrei cambiare gruppo.
(Davide)
L’attività mi è piaciuta molto. Inizialmente ero intimidito, poi non l’ho trovata difficile. Mi hanno aiutato Giuliana e le maestre. Da solo avrei fatto meglio, perché avrei capito di più. Vorrei ripetere il lavoro di gruppo, ma non con …….. perché non sa scrivere le virgole e disturba.
(Martino)
L’attività mi è piaciuta molto, mi sono sentito tranquillo. Ho trovato una difficoltà: non riuscivo a leggere una frase per la cattiva scrittura. Mi ha aiutato
(Filippo)
Mi piace molto lavorare in gruppo. Quando
(Youssef)
Quest’attività mi è piaciuta moltissimo, mi sono sentita bene. Ho trovato poche difficoltà per esempio leggere quello che hanno scritto i compagni: qualcuno ha scritto male ed ha fatto tanti errori. Giuliana mi ha aiutato a correggerli, perché io mi stufavo.
(Bojana)
A me lavorare in questo modo è piaciuto moltissimo. Mi sono sentito molto emozionato. Ho trovato difficoltà a leggere la calligrafia di ….., per fortuna mi ha aiutato Elia.
Da solo non sarei stato capace di fare questo lavoro. L’ho trovato utile perché lavorando insieme si ascoltano anche le idee degli altri.
(Marco)
Quest’attività mi è piaciuta molto, mi sono sentito felice e non ho trovato difficoltà. Il compito è stato facile. Mi piacerebbe lavorare ancora in questo modo perché è stato molto interessante; da solo non sarei stato capace di fare tutto.
(Francesco)
Quest’attività mi è piaciuta molto. All’inizio ero preoccupata perché pensavo che il lavoro fosse venuto male, ma dopo mi sono resa conto che stava venendo bene. Ho trovato delle difficoltà a correggere le frasi di ….. ma dopo mi ha aiutato Federica ed ho spiegato a ….. che doveva scrivere meglio. Però, sinceramente, da sola non avrei combinato niente. Mi piacerebbe lavorare ancora in questo modo, perché con altri amici si tirano fuori più idee.
(Giuliana)
L’attività mi è piaciuta. Mi sono sentita rilassata. Certi momenti mi sono trovata in difficoltà, quando non sapevo cosa scrivere, ma la maestra mi ha dato un po’ di consigli. Mi piacerebbe lavorare ancora in questo modo, perché in gruppo si tirano fuori più idee.
(Valentina)
A me l’attività è piaciuta molto. Mi sono sentita bene, non ho avuto difficoltà e nessuno mi ha aiutato. Mi piacerebbe farla ancora.
(Rachele)
L’attività mi è piaciuta molto. All’inizio mi sentivo agitata, perché avevo paura di sbagliare, ma dopo ci ho preso gusto. Non ho trovato difficoltà ma certe volte non mi veniva in mente niente. Da sola non avrei potuto fare meglio perché insieme si fa sempre meglio. Mi piacerebbe farla ancora, soprattutto in altre materie.
(Federica)
L’attività mi è piaciuta, sono contenta. Ho trovato difficoltà a leggere alcune frasi dei miei compagni ma mi ha aiutata
(Aya)
L’attività mi è piaciuta, sono contento, non ho trovato difficoltà. Non avrei potuto fare meglio da solo perché non avrei avuto molte idee. Mi piacerebbe lavorare ancora in questo modo.
(Alessandro)
L’attività mi è piaciuta molto. All’inizio ero preoccupato perché pensavo di non riuscire a farla, ma alla fine, il lavoro mi è sembrato facile, non ho trovato alcuna difficoltà. Da solo non avrei potuto fare meglio perché nel pezzo scritto dai miei compagni c’erano cose molto interessanti che non avevo pensato.
Mi piacerebbe lavorare ancora in questo modo.
(Elia)
L’attività mi è piaciuta molto. Mi sono sentito agitato tutto il tempo perché non ero pronto, ma non ho trovato difficoltà. Non avrei fatto di meglio da solo, perché in tanti ci sono più idee. Mi piacerebbe molto lavorare ancora in questo modo.
(Pietro)
Sono contenta, l’attività mi è piaciuta. Non ho trovato difficoltà e da sola non avrei fatto meglio perché in gruppo ho più informazioni. Mi piacerebbe lavorare ancora in questo modo.
(Maria Vittoria)
mercoledì 21 maggio 2008
"Me ne care ancora"
Domenica si è svolta la marcia di Barbiana, una marcia per ricordare don Milani e per chi crede nella scuola di tutti e di ciascuno.
Domani, a Trento, ci sarà l’incontro di presentazione degli atti del seminario “Don Lorenzo Milani – In parole povere”.
Della figura e dell’opera del Priore si è scritto anche ne “Il Quinto autore”, un’antologia (406 pagg.) che abbiamo creato con i colleghi/corsisti di Scienze della Formazione di Padova, nella quale sono riuniti brevi elaborati (i criteri imposti erano molto rigidi, max 2000 caratteri per autore) su autori da noi prescelti. Una pagina su don Milani:
Katia Stedile - "Il quinto autore" - Tutor: Rinalda Montani
TESTO: Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa quarant’anni dopo, seconda edizione speciale, a cura di M. Gesualdi, Fondazione don L. Milani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2007.
MOTIVI DELLA SCELTA: A quarant’anni dalla pubblicazione della “Lettera a una professoressa” e dalla morte di don Milani, la ricchezza dell’esperienza di Barbiana è ancora attuale e induce sempre nuove riflessioni. Nell’ambito di questo lavoro - ripensare la relazione educativa sullo sfondo della Dichiarazione dei diritti dell’infanzia - mi sembra significativo soffermarmi sui concetti di “parola”, “cittadinanza attiva” e relazione educativa.
FRAMMENTI DELL’OPERA[1] E AUTORI DI RIFERIMENTO
Con “Lettera ad una professoressa” don Milani dà voce a chi non ha voce: sono i ragazzi poveri che prendono la parola, e lo fanno denunciando la scuola italiana, classista, autoreferenziale, “Un ospedale che cura i sani e respinge i malati” (p. 20); una scuola che aveva dimenticato l’art. 3 della Cost. “Ma voi avete più in onore la grammatica che
“La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde […]
A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi che li perdete e non tornate a cercarli. Non noi che li troviamo nei campi e nelle fabbriche e li conosciamo da vicino.[…]
Allora le cifre si mettono a gridare contro di voi. Dicono che di Gianni ce n’è milioni e che voi siete o stupidi o cattivi”. (p. 35)
“Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. È più facile che i dispettosi siate voi”. (p. 60).
“Anche i signori hanno i loro ragazzi difficili. Ma li mandano avanti.” (p. 61)
“Solo i figlioli degli altri qualche volta paiono cretini. I nostri no. Standogli accanto ci si accorge che non sono. E neppure svogliati. O per lo meno sentiamo che sarà un momento, che gli passerà, che ci dev’essere un rimedio.
Allora è più onesto dire che tutti i ragazzi nascono eguali e se in seguito non lo sono più, è colpa nostra e dobbiamo rimediare”. (p. 61)
L’istruzione per Don Milani era uno strumento per dare uguaglianza delle classi sociali più svantaggiate. A Barbiana si studiavano le lingue, soprattutto l’italiano, perché la parola è liberante, si imparava a vivere, ad essere uomini e cittadini sovrani.
Don Milani fa coincidere l’evangelizzazione con la presa di coscienza (Freire), e la coscientizzazione con la scuola, con il possesso e l’uso della parola, in una prospettiva in cui teologia e pedagogia si incontrano.
Per fare scuola bisogna “essere”, insegnare attraverso l’esempio, porsi in atteggiamento di ascolto, educare i giovani a costruire un mondo migliore. “I Care”: io mi faccio carico dei problemi.
I bambini, i ragazzi percepiscono ciò che realmente siamo, hanno bisogno di essere accolti e ascoltati nella relazione autentica. “Per fare bene in un mondo ingiusto […] ci vuole una sorta di testimonianza etica”, “per dare un senso alla vita”.[2]
Occorre intercettare i bisogni dei bambini come diritti e partire dagli ultimi, dai “milioni di ragazzi che aspettano di essere fatti uguali”. “Carriera, cultura, famiglia, onore della scuola, bilancino per pesare i compiti. Son piccinerie. Troppo poco per riempire la vita d’un maestro.
Qualcuno di voi se n’è accorto e non ne sa sortire. Tutto per paura di quella benedetta parola. Eppure non c’è scelta. Quel che non è politica non riempie la vita d’un uomo d’oggi.
In Africa, in Asia, nell’America latina, nel mezzogiorno, in montagna, nei campi, perfino nelle grandi città, milioni di ragazzi aspettano d’essere fatti eguali. Timidi come me, cretini come Sandro, svogliati come Gianni. Il meglio dell’umanità.” (p. 80)
La rivendicazione dell’uguaglianza è conquista culturale e padronanza della lingua. I ragazzi di Barbiana attraverso la padronanza della lingua ponevano una questione di sovranità: la lingua fa uguali, la lingua dà dignità, il dominio della parola dà potere alle classi subalterne nella neonata democrazia.
"Perché è solo la lingua che fa uguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli."
"Tentiamo invece di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere." (p. 96)
Don Milani non cerca solo il riscatto materiale degli ultimi, non lotta solo per il miglioramento delle loro condizioni di vita: cerca la pienezza dell’essere umano che sta nell’agire responsabile. Responsabilità è libertà.
Funzione della scuola è rimuovere le disuguaglianze e portare tutti i ragazzi ad un livello culturale tale da renderli sovrani e partecipati della loro vita sociale. La dimensione dell’essere dà un senso compiuto al sapere, all’esperienza scolastica.
Nel panorama attuale in cui emergono nuove povertà - i diversi, gli stranieri, i più deboli - dove si avverte un diffuso senso di isolamento, di disorientamento, di precarietà e di paura, occorre riproporre con forza il primato dell’educazione dei processi educativi e formativi partendo dalla persona, dalla scuola, dall’extrascuola.
“Perché non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali”. (p. 55)
“Perché il sogno dell’eguaglianza non resti un sogno vi proponiamo tre riforme.
I – Non bocciare.
II – A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno.
III – Agli svogliati basta dargli uno scopo.” (p. 80)
La scuola, anche oggi, costituisce la prevenzione migliore per i quartieri degradati (Progetto Chance, Rossi Doria).[3]
“Non c’era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica.
Nessuno di noi se ne dava un gran pensiero perché il lavoro è peggio. Ma ogni borghese che capitava a visitarci faceva una polemica su questo punto.
Un professorone disse: “Lei reverendo non ha studiato pedagogia. Polianski dice che lo sport è per il ragazzo una necessita fisiopsico…”
Parlava senza guardarci. Chi insegna pedagogia all’università, i ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li sa tutti a mente come noi si sa le tabellone.
Finalmente andò via e Lucio che aveva 36 mucche nella stalla disse: “La scuola sarà sempre meglio della merda”.
Questa frase va scolpita sulla porta delle vostre scuole. Milioni di ragazzi contadini son pronti a sottoscriverla.” (p. 12-13)
La scuola “è meglio”, ma a determinate condizioni, che vanno esaminate di volta in volta, calandole nel contesto specifico, riferendosi a nuove categorie, all’empowerment. [4]
Guardare alla scuola dal lato degli ultimi significa farne luogo di inclusione sociale, dare ai bambini cittadinanza, diritto, attraverso la parola, mettendosi in gioco, collocando l’azione educativa entro la cornice dei diritti sanciti dalla Convenzione ONU. Marco Rossi Doria scrive: “I diritti di bambini e ragazzi, spesso negati anche formalmente per anni, ora vengono riconosciuti de jure quasi dappertutto" tuttavia “tutti sono concordi nel rilevare che siamo di fronte a un gigantesco e crescente attacco alle prime età della vita, un attacco macroscopico nel Sud povero del mondo ma che certo non risparmia il Nord ricco".[5] "La forbice tra ricchi e poveri nel mondo va aumentando" nel mondo e in Italia.”[6]
A Barbiana l’educazione dava centralità all’allievo e la pratica d’insegnamento era fondata su un rapporto dialogico, spostando l’attenzione dai saperi alla persona. Attraverso il dialogo e il confronto educatore e bambino si mettono in gioco, relativizzando i propri punti di vista e le proprie idee, cercando nuove prospettive e pervenire così alla condivisione e integrazione. Similare è il percorso di educazione morale descritto da Pestalozzi nella lettera dell’esperienza di Stans.[7]
Nella relazione dialogica, “riscoperti spazi di condivisione, espressione, partecipazione, ognuno dà e riceve specifica umanità, in un flusso dialogico interrotto, volto a volto, che nulla toglie all’autorevolezza della guida e più si addice alla fioritura dell’umano”.[8]
Gli insegnanti “devono essere dei maestri di strada. Lo devono esser anche se rimangono a scuola: nel senso di inventare, costruire una vera relazione educativa come in un viaggio a cui si appartiene integralmente, lungo la strada…”,[9] chinandosi e accovacciandosi dinanzi al bambino, per avere lo sguardo alla sua altezza, per abitare insieme lo spazio della piccola quotidianità e il tempo dilatato e lento, largo perché la parola possa entrare.[10]
Bisogna "coinvolgere emotivamente i ragazzi", partire "dalla relazione", che "in qualche modo precede la comprensione o quanto meno la condiziona potentemente": essa "la chiave di volta, il centro."[11] “Un educatore - scrive Korczak - “non schiaccia ma libera, non trascina, ma innalza, non opprime ma forma, non impone ma insegna, non esige ma chiede”.[12]
L’esperienza di Barbiana suggerisce di riconsegnare all’infanzia i tempi e gli spazi che le spettano: il concetto greco del tempo scholé, il tempo vuoto, del non far niente, il tempo perso, per una ripresa del tempo psicologico, vissuto, sul tempo meccanico, collettivamente scandito, per una rivincita di kairòs su chrònos.[13]
Lo spazio, come nella scuola nell’asram di Santiniketan (Tagore): ambiente familiare, ricco di amabilità, tra antichi alberi e spazi aperti; l’insegnamento affiora da una vita semplice, libera, creativa, dalla mancanza di superfluità, dall’esercizio di critica e autogoverno, e trae alimento da un’atmosfera favorevole alla crescita intera, esteriore ed interiore.[14]
[1] Le citazioni evidenziate sono di: Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa quarant’anni dopo, seconda edizione speciale, a cura di M. Gesualdi, Fondazione don L. Milani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2007.
[2] Marco Rossi Doria, Di mestiere faccio il maestro, L’ancora, Napoli 1999, pp. 20-141.
[3] Marco Rossi Doria, Di mestiere faccio il maestro, L’ancora, Napoli 1999, p. 178.
[4] Ibidem, pp. 41-42; 46-47-48.
[5] Ibidem, p. 27.
[6] Ibidem, da p.
[7] E. Toffano Martini, Ripensare la relazione educativa,
[8] Ibidem, p. 11.
[9] Marco Rossi Doria, Di mestiere faccio il maestro, L’ancora, Napoli 1999, p. 144.
[10] E. Toffano Martini, Ripensare la relazione educativa,
[11] Marco Rossi Doria, Di mestiere faccio il maestro, L’ancora, Napoli 1999, p. 44.
[12] E. Toffano Martini, Ripensare la relazione educativa,
[13] Ibidem, pp. 48-49.
[14] Ibidem, pp. 225-226
sabato 17 maggio 2008
Fiabe e successo scolastico
Le fiabe ai bimbi già a sei mesi e a scuola saranno più bravi: la situazione scolastica dei miei figli (maschi) smentisce questo articolo... ma c'è sempre l'eccezione. Tuttavia non mi arrendo, nonostante abbiano 10 e 13 anni, continuo a leggere loro romanzi, racconti, articoli di giornale... se son rose fioriranno... spero presto.
Verso nuovi piani di studio della scuola trentina
martedì 13 maggio 2008
MoodleMoot 2008
sabato 10 maggio 2008
Festa della mamma
Cara mamma,
se io fossi la maestra spesso ti chiamerei
se io fossi la terra donerei le rose a te
se io fossi il cielo ti porterei con gli uccelli da me
se io fossi il mare con un bellissimo vestito azzurro ti ricoprirei
se io fossi il fuoco per l’eternità ti riscalderei.
Se io fossi Bojana, come sono, ti dico che sono felice e ti dono questa poesia.
giovedì 8 maggio 2008
Consigli per scrivere divertendosi
Sto leggendo “L’italiano - lezioni semiserie”, di Beppe Severgnini, scritto “per denunciare le violenze commesse contro l’italiano. Lo scopo è
In sintesi, ecco i suoi consigli. Si comincia dal Decalogo Diabolico (per stabilire dove è arrivato il nostro degrado) e si arriva ai Sedici Semplici Suggerimenti, metà appresi da Montanelli, metà ispirati a Flaiano.
Decalogo Diabolico: seguite queste regole e cadrete così in basso che, a quel punto, potete solo risalire. Ignorandole saremo già sulla buona strada.
I
Usate dieci parole quando tre bastano.
II
Usate parole lunghe invece di parole brevi,
sigle incomprensibili e termini specialistici.
III
Considerate la punteggiatura una forma di acne:
se non c’è, meglio.
IV
Fate sentire in inferiorità il lettore:
bombardatelo di citazioni.
V
Nauseatelo con metafore stantie.
VI
Costringetelo all’apnea: nascondete la reggente
dietro una siepe di subordinate, e cambiate il soggetto
per dispetto.
VII
Infilate due o più che in una frase.
VIII
Non scrivete Il discorso era noioso, e i relatori aspettavano
l’intervallo ma Lo speech era low-quality e il panel s’era messo
in hold per il coffee-break.
IX
Usate espressioni come in riferimento alla Sua del…;
il latore della presente; in attesa di favorevole riscontro.
X
Siate noiosi.
Regola per P.O.R.C.O: suggerita ai ragazzi alle prese con un tema, e agli adulti impegnati a scrivere qualsiasi documento.
Pensa (aspetta a scrivere: prima decidi cosa dire)
Organizza (elenca i punti da toccare)
Rigurgita (butta fuori, senza pensarci troppo)
Correggi (e rileggi con calma, almeno due volte)
Ometti (togli tutto ciò che non è necessario)
Sedici Semplici Suggerimenti
Avere qualcosa da dire
Dirlo
Dirlo brevemente
Non ridirlo. Se mai, rileggerlo
Scriverlo esatto
Scriverlo chiaro
Scriverlo in modo interessante
Scriverlo in italiano (è più trendy, baby)
Non calpestate i congiuntivi
Non gettate oggettive dal finestrino
Spegnete gli aggettivi, possono causare interferenze
Non date da mangiare alle maiuscole
Slacciate le metafore di sicurezza
In vista della citazione, rallentate
Evitate i colpi di sonno verbale
L’ultimo che esce, chiuda il periodo.
domenica 27 aprile 2008
Hubbard Street Dance Chicago al "Sociale" di Trento
Al Teatro Sociale di Trento si è esibita
Apprezzati i balletti, le musiche, la semplicità dei costumi, la morbidezza dei movimenti, per le coreografie di Shimazaki, Duato, Cerrudo, Naharin, Vincent. Applauditissimi e bravi i giovani ballerini.
martedì 22 aprile 2008
22 aprile 2008: Earth Day

lunedì 21 aprile 2008
Competenze per la società della conoscenza e nuove tecnologie di rete.

Molto interessante l'intervento di Gianni Marconato al seminario dei blog didattici tenutosi a Gubbio il 18-19 aprile 2008. Da leggere.
giovedì 17 aprile 2008
La forza del bello
La forza del bello: l’arte greca conquista l’Italia… e conquista anche me…
Palazzo Te di Mantova ospita, dal 29 marzo al 6 luglio, una mostra archeologica dedicata alla fortuna dell’arte greca in Italia, dall’antichità al Rinascimento. Il visitatore può ammirare la bellezza classica di capolavori dell’arte greca provenienti da tutto il mondo, inseriti in un percorso espositivo accompagnato dalle citazioni di Erodoto, Virgilio, Orazio, Ovidio, Cicerone e altri autori.
Da non perdere!
http://www.laforzadelbello.it/
venerdì 4 aprile 2008
Sii sempre il meglio di ciò che sei
Il 4 aprile 1968 fu assassinato Martin Luther King, leader dei diritti civili e premio Nobel per la pace a soli 35 anni.
Sii sempre il meglio di ciò che sei
Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere un'autostrada
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.
M.L.King
venerdì 28 marzo 2008
Conferenza "Ti regaliamo un telefonino"
La conferenza sarà tenuta da M. Berti, sovrintendente polizia postale, e A. M. Maggio, vicequestore aggiunto polizia di Stato. Seguirà dibattito.
L'appuntamento è per questa sera, alle ore 20, presso la Sala della Vigna di Nomi (Tn).
Mi dispiace pubblicare l'invito a poche ore dall'incontro, purtroppo è arrivato questa mattina anche a me.
domenica 16 marzo 2008
Per quanto sta in te
Tengo le poesie di Costantino Kavafis sul comodino e spesso ne leggo una, prima di cedere ai richiami del sonno notturno. Itaca è la mia preferita. Amo la lirica del poeta greco, e, al di là delle sue scelte personali, mi ritrovo nella sua visione della vita.
Ieri sera ho trovato questi versi che auspico accompagnino ognuno nel viaggio verso Itaca.
Per quanto sta in te
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
venerdì 7 marzo 2008
Lettera a voi, educatori miei
Lettera a voi, educatori miei.
Mi auguro che tutte le persone adulte che mi stanno vicine si comportino in modo autorevole e mi trattino con affetto, che però non deve diventare troppo ossessivo. Deve essere della giusta misura: cioè deve lasciarmi un po’ di spazio per sentirmi libero, e non troppo ristretto dalle decisioni, sia pur perché mi vogliono bene.
Voglio anche che per ogni mio errore io non venga sempre gravato da sensi di colpa ma che mi si faccia capire con le parole dove ho sbagliato.
Penso anche che siano i figli a dover andare a parlare ai genitori o agli adulti dei problemi che hanno ma non che vengano costretti a parlarne contro la loro volontà.
Bisogna inoltre che cerchino di capire quello che viene detto loro invece che, come delle volte succede, far finta di capire, ma in verità non si ha capito.
Bisognerebbe che i figli si avvicinassero o aiutassero ad avvicinarsi a loro i propri genitori, ma che trovassero anche uno spazio per imparare a stare da soli per riflettere.
Erik (13 anni)
Caro Erik,
nella tua lettera, con semplicità, chiedi delle cose importanti, per voi ragazzi e per noi educatori (genitori, insegnanti, allenatori…): il diritto al tempo e allo spazio personale, il diritto di sbagliare, di essere ascoltato, di essere amato così come sei.
Chiedi di essere accompagnato nel tuo percorso esistenziale con misura; aggiungo anche con la giusta distanza, che lascia il giusto spazio sia alla guida adulta, coerente e autorevole, sia alla tua libertà.
Cercherò di accompagnarti con rispetto ed equilibrio, senza soffocare il tuo volo nella vita (ricordi quando Cipì imparò a volare?).
Io spero che tu possa trovare adulti/educatori autorevoli, capaci di ascolto autentico, che valorizzino la tua identità, e ti conducano a trovare la tua strada. Un grande educatore, medico, poeta, J. Korczak, ha scritto: “un educatore non schiaccia, ma libera; non trascina, ma innalza; non opprime, ma forma; non impone, ma insegna; non esige, ma chiede.” Ricordami spesso queste parole.
Come scrivi nella lettera, anche voi ragazzi avete dei doveri, perché nella relazione si cresce assieme.
Spero che nel tempo tu impari ad equilibrare spinte che adesso ti sembrano andare in direzioni opposte e segnare due strade diverse: gioco e lavoro, occupazione ed impegno, cura del corpo e dell’animo, “zone selvagge e zone sistemate”. Non devi temere di dover scegliere l’una o l’altra, devi solo conciliarle, a seconda del tempo e della circostanza.
Un po’ lo stai già facendo, quando allegro cerchi occasioni chiassose, poi appagato leggi tranquillo un Topolino; libero, nell’ampio specchio del lago, sfidi il vento in windsurf e poi, rannicchiato accanto a me, cerchi un nido che ti protegga. Sorridente, affettuoso e coccolone lo sei sempre, così come sei sempre occupato in mille faccende, in mille pensieri… fermati, prendi tempo, una cosa alla volta e con impegno.
Gli opposti sono apprezzabili, vanno in un’unica direzione, se saprai esplorarli con passione e autenticità.
Spero di poterti aiutare a prendere possesso del tuo mondo interiore, di quel giardino segreto nel quale sostare, pensare, ma dal quale anche uscire per integrarti nelle relazioni più profonde e vere.
Per concludere, caro Erik, spero che l’amore e la nostra casa siano sempre per te un rifugio, una spiaggia sicura sulla quale adagiarti o dalla quale ripartire verso nuovi orizzonti carichi di speranza.
Mamma